Cosa vedere a Lanzarote, l'isola vulcanica dalle acque cristalline

Cosa vedere a Lanzarote, l'isola vulcanica dalle acque cristalline

29 gennaio 2022

Pensieri sparsi su Lanzarote: le case bianche e le porte verdi, la palme di Haría e la casa di César Manrique. I surfisti della Caleta de Famara, inzuppare i piedi nell’oceano al tramonto, il mio sorriso stupido mentre le onde fredde mi bagnano le ginocchia. I tavoli vista mare, il pesce fresco, le papas arrugadas, il bienmesabe che io chiamo “bien besame”. Il pane con burro e marmellata la mattina, gli stessi vecchietti al bar di questo sonnacchioso paesino lontano dalla calca e dal turismo. Quella palma piegata in mezzo a un paesaggio marziano. Fare il bagno il 24 dicembre, il mio compleanno con vista sull’oceano. Parlare spagnolo, di nuovo. I cheetos al gusto di ketchup, la paella, il malvasia. Quella gita a La Graciosa. Aspettare il tramonto, sempre, perché è il momento più bello, quello in cui ti devi coprire perché comincia a venire su un po’ di freddo, ma la pelle è ancora calda dal sole, sa di sale, di sabbia, di voglia di restare, di tornare.

Dire che Lanzarote mi ha rubato il cuore sarebbe un eufemismo. Sono partita dall’Italia senza tante aspettative, con una valigia troppo piena fatta di corsa e ho trovato ad attendermi una terra calda, vulcanica, tranquilla, armoniosa, di una bellezza naturale, equilibrata, senza forzature, né inutili orpelli. 

Dichiarata Geoparco dall’UNESCO nel 2015, Lanzarote è una terra che trasmette l’energia dei vulcani che la popolano e la tranquillità delle acque che la bagnano. Se quest’isola è così diversa dalle sue sorelle Canarie, lo si deve in gran parte all’artista ed ecologista César Manrique. Questo nome risuona quasi come un mantra in tutta l’isola, il suo zampino si può vedere dappertutto: nelle numerose opere che la popolano, nelle sculture che svettano all'interno delle rotatorie e di all'ingresso dei luoghi turistici da lui stesso progettati, all’interno dei locali, nell’assenza di quel becero turismo da balneazione che rovina l’atmosfera di tante isole esotiche. 

Manrique non fu solo artista, pittore, scultore e architetto, ma anche ecologista e attivista: è grazie a lui se il paesaggio di Lanzarote non è stato deturpato da oscene strutture alberghiere, cartelloni pubblicitari e opere edilizie fraudolente.
Ed è proprio per questa intatta bellezza che Lanzarote è unica nel suo genere.

Cosa vedere a Lanzarote in una settimana

Giorno 1

Mirador del Río

Questo belvedere situato sulla punta nord di Lanzarote con una magnifica vista su Isla Graciosa nasce nel XIX secolo come postazione militare, per poi essere convertito nel 1973 da César Manrique in un punto panoramico con tanto di bar in cui è possibile gustare un caffé ammirando il panorama. 

L’ingresso è a pagamento, come per la maggior parte dei luoghi turistici dell’isola. Per risparmiare qualcosina è consigliabile acquistare un abbonamento (è possibile scegliere quante entrate acquistare) sul sito del CACT.

Vale sicuramente la pena fare un salto a Mirador del Río, anche solo per gustare un caffé in un tavolo con vista e ammirare gli interni: il caminetto, le finestre tondeggianti che ricordano l’art nouveau, la strana scultura a forma di ragno appesa al soffitto. Approfittatene per gustare una bevanda o, ancora meglio un barraquito, un liquore al caffé tipico delle Canarie e riposare in vista della tappa successiva.

Per godere di una vista altrettanto spettacolare senza pagare il biglietto, è possibile fermarsi in uno dei tanti punti panoramici situati sulla strada che da Haría porta al Mirador.

La Graciosa vista da un mirador a nord di Lanzarote
La Graciosa vista da un mirador a nord di Lanzarote

Jameos del Agua

Ci troviamo sempre nel nord dell’isola. Con Jameos si intendono le aperture formatasi 5000 anni fa in seguito a un’eruzione vulcanica che andò a creare un tunnel di lava lungo oltre 6 km. In questa apertura, si infilò l’oceano fino a creare un vero e proprio lago. L’intervento di Manrique negli anni ’60 lo ha reso un luogo incantato, forse anche fin troppo turistico, a cui nel tempo si sono aggiunti un bar, un ristorante, una piscina e una sala concerti con 600 posti. Nello specchio d’acqua all’interno della grotta vive una specie unica al mondo di granchio albino: qui è assolutamente vietato gettare monete per non mettere a rischio questo ecosistema così unico e prezioso.

Cueva de los Verdes

Se gli Jameos del Agua sono solo l’apertura, che fine fa il resto del tunnel di lava causato dall’eruzione del Volcán de La Corona? Il tratto più spettacolare di questo tunnel si chiama Cueva de los Verdes: una cavità lunga 1 km, accessibile solo partecipando ad una visita guidata di 50 minuti. Le grotte non sono forse così spettacolari, ma la parte finale è sorprendente e vale tutta la visita.

Cueva de los Verdes
Cueva de los Verdes
Cueva de los Verdes
Cueva de los Verdes

Caleta de Famara

Questa spiaggia particolarmente amata dai surfisti per la spettacolarità delle onde si trova sulla costa ovest dell’isola, a poca distanza da Haría. Questa lingua di sabbia dorata bagnata dalla schiuma delle onde è particolarmente suggestiva al tramonto quando le pareti del Risco de Famara si riflettono sull’acqua, mentre la spiaggia si svuota e rimangono solo pochi surfisti a cavalcare le onde e qualche coppia che passeggia mano nella mano.

Giorno 2

Museo LagOmar

Questa villa privata progettata da Manrique e Jesús Soto con l’obiettivo di ricreare un’atmosfera da mille e una notte è oggi un luogo di incontri culturali dove si organizzano mostre d’arte e concerti di musica. 
Costruita su più piani a ridosso di rocce vulcaniche, in un labirinto di corridoi bianchi e florida vegetazione, è un luogo di pace e lucente bellezza. Viene chiamata LagOmar in riferimento all’attore Omar Sharif che nel 1970 la acquistò per poi perderla il giorno stesso a carte contro il suo amico San Benady (o almeno così vuole la leggenda). La struttura contiene un bar, un ristorante e dei cottage in cui è persino possibile alloggiare.

Caleta de Famara
Caleta de Famara
Museo LagOmar
Museo LagOmar

Casa-Museo del Campesino

Questa collezione di casine bianche dalle finestre verdi è visibile sin dalla strada grazie al Monumento al Campesino, o Monumento a la Fecundidad, una struttura in stile modernista realizzato nel ’68 da Manrique per onorare il faticoso lavoro che la maggior parte degli abitanti dell’isola ha svolto per generazioni e che dovrebbe raffigurare un contadino in groppa a un cammello.

La Casa-Museo del Campesino è un insieme di botteghe artigiane dove si vendono prodotti tipici della zona, dal cuoio alle marmellate, ai formaggi fino a prodotti colorati con la cochinilla, un insetto che vive sulle cactacee che produce l'acido carminico, da cui è possibile ricavare il pregiato colore carminio utilizzato come colorante. 

Non posso che consigliare di fare un salto nel negozio di marmellate del complesso, una bottega a conduzione famigliare i cui prodotti sono uno più buono dell’altro (vi faranno assaggiare tutto, garantisco). Dalla marmellata di cactus a quella alla malvasia (il vino della zona), fino al mojo, la tipica salsa Canaria da mangiare con le papas arrugadas.
Oltre alle botteghe, il complesso comprende un bar e in ristorante interrato molto suggestivo.

Teguise

Ex capoluogo dell’isola, questa cittadina è un’ottima tappa per passeggiare tra stradine pittoresche e godersi un pranzo o un’aperitivo in uno dei tanti locali della zona. Uno dei ristoranti più conosciuti è La Cantina, un locale costruito in una casa risalente a 500 anni fa gestito da due inglesi che offre piatti internazionali come hamburger e bistecche, tablas e altre specialità canarie.

Se avete la possibilità, fate un salto la domenica: il mercato domenicale della città è uno dei più frequentati dell’isola.

Cochinilla
Cochinilla
Teguise
Teguise

Giorno 3

Parque Nacional de Timanfaya

Le Montañas del Fuego all’interno dei 51 kmq del Parque Nacional de Timanfaya si sono originate a partire da due violente eruzioni vulcaniche nel 1730 e nel 1736. Il risultato è un susseguirsi di coni vulcanici e terreni dai riflessi ramati che si snodano per chilometri e chilometri. Non è possibile visitare il parco in autonomia, è necessario prenotarsi con largo anticipo a uno dei trekking organizzati o infilarsi in uno degli autobus che percorrono il canonico tragitto di 30 minuti all’interno del parco. In alternativa, è possibile percorre la Ruta del Litoral, un trekking libero di 12 km.

L’attrattiva turistica del luogo cozza con l’immagine aliena di questi sconfinati chilometri di terra rossa e nera, mentre frotte di famiglie si accalcano sugli autobus e gruppi guidati si raccolgono attorno a degli addetti che dimostrano quanto calore scaturisca dal cuore della terra, facendo prendere fuoco alla paglia a contatto con le rocce a meno di due metri di profondità.

All’esterno del ristorante in un'alcova ricavata tra le rocce è possibile vedere della carne cuocere sulla griglia: la particolarità sta nel fatto che il calore con cui si cuoce è il calore stesso della terra. 

Parque Nacional de Timanfaya
Parque Nacional de Timanfaya
Palmera Inclinada
Palmera Inclinada

El Golfo

Questo paesino situato sulla costa a sud del Parque Nacional de Timanfaya è il posto perfetto dove fermarsi per un pranzo in uno dei tanti ristoranti di pesce che danno direttamente sul mare (uno fra tutti il Restaurante Bogavante) o in cui fermarsi per un aperitivo e una cena ammirando il tramonto direttamente sull’oceano.

Charco de los clicos (Lago Verde)

Vicino a El Golfo è possibile ammirare questo stagno color smeraldo incastonato tra il mare, una spiaggia di sabbia nera e la roccia vulcanica. Il colore è dovuto alle alghe presenti nell’acqua. Ammirare il tramonto da questo punto panoramico mentre le onde si infrangono con un fragore assordante sulle rocce è un’esperienza imperdibile.

Charco de los clicos (Lago Verde)
Charco de los clicos (Lago Verde)

Los Hervideros

A 5 km a sud de El Golfo, Los Hervideros (letteralmente “acque bollenti”) sono grotte scavate dalla lava vulcanica in cui il mare si è fatto spazio e la potenza delle onde si infrange in una spuma bianco latte.

Salinas de Janubio

Da Los Hervidores, continuando verso sud, ci imbattiamo nelle saline di Lanzarote. Dal mirador è possibile ammirare la vista di queste terrazze a ridosso di una spiaggia vulcanica e del mare che trasporta il sale dell’acqua marina al loro interno. La cosa più suggestiva sono i colori di questo patchwork di rossi e marroni, a seconda della quantità di acqua in esse contenuta.

Playa del Papagayo

Situata all’interno del Monumento Natural Los Ajaches, un riserva naturale protetta di 30 kmq, Playa del Papagayo è stata definita una delle spiagge più belle del mondo da The Guardian. Questa spiaggia piccola e protetta a forma di mezzaluna tra le scogliere dalla fine sabbia bianca e le acque cristalline è il luogo di pace perfetto dove rilassarsi e fare il bagno mentre il sole tramonta sull’acqua. 

Tutta la zona è ricca di spiagge simili, piccole e affascinanti, come Playa del Pozo, Playa de la Cera, Caleta del Congrio e Playa Mujeres.

Salinas de Janubio
Salinas de Janubio
Playa Papagayo
Playa Papagayo

Giorno 4

Haría e la Casa Museo di César Manrique

Sono particolarmente affezionata ad Haría, il paese che mi ha ospitato durante la settimana di permanenza a Lanzarote. Ho scelto la stanza in cui alloggiare quasi per caso a un mese dalla partenza e non sapevo che questo paesino di una tranquillità e lentezza disarmante mi avrebbe rubato un piccolo pezzo di cuore.

Le casine bianche dalle porte verdi, le palme e la vegetazione rigogliosa, gli anziani seduti per ore in uno dei tre bar del paese, i supermercati minuscoli, ma muniti del caffé Starbucks, il mercato del sabato, le decorazioni natalizie. 

Haría è chiamata la valle delle mille palme. Nel XVII e XVIII secolo, infatti, gli abitanti del posto avevano l’abitudine di piantare una palma per ogni nuova nascita.

Haría è il luogo in cui César Manrique decise di passare gli anni dall’88 al ’92 (anno della sua morte) in una casa bellissima ai margini del paese che è possibile visitare ma non fotografare. E non è facile descrivere questa casa, devo ammettere, perché è stata una visita così intima, tanto forte è stata la sensazione di essere in qualche modo entrata nella vita dell'artista, morto tragicamente travolto da un autobus nell’anno in cui io sono nata. Da ogni spazio di questo luogo si traspira l’amore dell’artista per la sua terra, per la natura incontaminata, per la pace, l’arte. Trasuda amore il legno e la pietra, i libri e le sculture, lo studio dove si trovano ancora le sue opere incompiute e le scarpe abbandonate in un angolo, i pennelli sporchi, la piscina vuota.

Haría
Haría
Haría
Haría

Jardín de Cactus

Ultimo grande progetto di Manrique (siamo nel 1991 a un anno dalla morte dell’artista), questo giardino raccoglie 4500 esemplari di 450 specie di cactus provenienti da tutto il mondo: dai tipici cactus messicani ai piccoli cactus rotondi che si vedono ovunque sull’isola, fino a specie che mai avremmo sospettato potessero fra parte delle cactacee. A coronare questo punto di verde incastonato nel nero della lava vulcanica, un bar che offre tapas tra cui alcune pietanze a base di cactus, come hamburger e polpette dal colore verde menta, ma dal gusto niente male, e un mulino che domina dall’alto questo giardino unico nel suo genere.

Fundación César Manrique

Prima della bellissima casa di Haría, César Manrique visse a Tahíche, a 5 km a dalla capitale Arrecife, dal 1968 al 1988. Questa casa, diventata poi sede della Fondazione César Manrique, traspira l’estro e l’eccentricità dell’artista, ma non la stessa intimità che si respira ad Haría. In questo spazio immenso che è ora diventato mostra permanente della vita dell’artista, si nota al piano superiore la presenza dell’architettura tradizionale di Lanzarote, tra mura bianche, cactus, bouganvillea e una piscina interrata, ma è il piano inferiore a farci sbarrare gli occhi: cinque enormi bolle d’aria rimaste intrappolate all’interno della colata lavica formano cinque spazi destinati a diventare salottini privati dall’atmosfera anni ’70. 
Manca il dialogo intimo con la vita dell’artista che si respira nella casa di Haría, ma l’incanto e la sorpresa sicuramente no.

Arrecife e Playa del Reducto

Da Tahíche in un attimo siamo ad Arrecife, la capitale dell’isola. Non ho trascorso molto tempo ad Arrecife, mi sono limitata a trascorrere qualche ora sulla spiaggia, la Playa del Reducto, per poi fare una passeggiata al tramonto sul lungomare. Altre attrazioni della zona sono il Castillo San Gabriel e il Castillo San Jose che ospita il Museo di arte Contemporanea di Lanzarote.

Giorno 5

Isla La Graciosa

Per raggiungere La Graciosa è sufficiente prendere il traghetto da Órzola, paesino nel nord dell’isola. Il tragitto dura circa 30 minuti. La Graciosa è un’isola di soli 29 kmq che nel 2018 ha ottenuto l'autonomia amministrativa ed è di fatto diventata l'ottava isola delle Canarie. Non esistono strade asfaltate sull’isola, ci si può spostare solo a piedi, in bici o su fuoristrada, cosa che la rende ancora più selvaggia e incontaminata. Arriviamo a La Caleta del Sebo, dove troviamo qualche casa e un paio di ristoranti. A El Veril mangiamo dei buonissimi Gambas de La Santa per poi incamminarci verso una delle spiagge dell’isola. La più vicina è Playa del Salado a cui segue Playa Francesa e Playa de la Cocina.

Isla La Graciosa
Isla La Graciosa
Isla La Graciosa
Isla La Graciosa
Isla La Graciosa
Isla La Graciosa
Isla La Graciosa
Isla La Graciosa

Giorno 6

La Geria e partenza per Corralejo

Lasciamo il nostro paesino dalle mille palme e, prima di raggiungere Playa Blanca per prendere il traghetto per Fuerteventura, ci fermiamo nella regione vitivinicola dell’isola, La Geria. Sembra impossibile che in un’isola vulcanica possano crescere dei vitigni e infatti i muretti in pietra a forma di mezzaluna che contengono ciò che poi diventerà Malvasía Volcánica o un altro vino della zona sono forse ciò che meno assomiglia ai classici vitigni cui siamo abituati. Eppure non si può negare che questi vini dal sapore salato, come fosse un’unione tra il sale della terra e quello dell’acqua, siano piena espressione del luogo da cui prendono vita.

Numerose sono le bodegas che propongono degustazioni. Tra tutte, El Grifo è l’azienda vinicola più antica delle Isole Canarie e una delle più antiche di Spagna, fondata nel 1775. Qui è possibile partecipare a una degustazione, passeggiare per le vigne e visitare il museo del vino. Il logo della bodega disegnato dallo stesso Manrique spicca sulla strada LZ-30. 

Proseguendo, noterete molte altre bodegas, quasi una di fila all'altra. Bodega Rubicón offre uno splendido spazio all’aperto in cui godere di un calice di vino e qualche tapas, all’ombra degli alti alberi che sovrastano la struttura antica con all’orizzonte chilometri di terreni coltivati.

Regione vitivinicola La Geria
Regione vitivinicola La Geria

Proseguendo verso sud, la strada LZ-30 diventa LZ-702, una strada panoramica meravigliosa. Per godere di un punto panoramico mozzafiato, soprattutto al tramonto, digitate Restaurante Balcón de Femes sul navigatore, non rimarrete delusi.

Il nostro viaggio si conclude qui. Arriviamo a Playa Blanca, giusto in tempo per salire sul traghetto che ci porterà verso una nuova avventura.

Hasta pronto, Lanzarote!

Cose che avrei voluto fare a Lanzarote, ma che saranno per la prossima volta:

  • Percorrere uno dei trekking organizzati nel Parque Nacional de Timanfaya
  • Camino de Los Gracioceros che dal Mirador arriva a Playa del Risco
  • Passare più tempo sulle spiagge paradisiache del sud, come Playa Mujeres
  • Fare i trekking che portano alla Caldera de Los Cuervos e alla Caldera Colorada
  • Andare a Playa Quemada

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Elisabetta Marini

SMM and Content Creator, part-time mermaid, hopeless writer
Lover of whales, anatomical hearts and Sylvia Plath
Based in Italy

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