Il mio weekend a Berlino o di come ho aspettato 3 ore in fila al freddo per un kebab 

12 marzo 2021

Cosa vedere a Berlino in 2 giorni? Cosa mangiare? Quali sono le attrazioni imperdibili?

Ecco, in questo articolo non parlerò di nulla di tutto ciò. O meglio, non credo di aver trascorso abbastanza tempo a Berlino per riuscire a parlarne in maniera approfondita. Ho la ferma convinzione che per poter raccontare un luogo si necessiti di una cosa fondamentale: il tempo. Ho passato in totale due giorni nella capitale tedesca, sufficienti per visitare e scoprire le attrazioni e gli scorci più famosi della città, ma mai sufficienti per parlarne con cognizione di causa.

Nonostante ciò, questo articolo racconta di cosa ho visto, assaporato e apprezzato di più durante il mio breve soggiorno a Berlino. Racconto le sensazioni che mi ha lasciato questa città così moderna e internazionale, dove l’inglese sembra una seconda lingua parlata senza affanno e dove si respira un clima di novità, giovinezza, di possibilità. Parlo di quello che ho visto e mangiato, senza la pretesa di essere un vademecum imprescindibile, ma con la voglia di raccontare una storia.

La storia comincia con l’apertura di un sito Ryanair. Sono alla ricerca di una meta europea dove trascorrere qualche giorno prima delle vacanze natalizie. Trovo un volo a prezzo stracciato per Berlino, tiro fuori la carta di credito e tac, biglietto acquistato.
Parto con Annika, la mia fidata compagna di viaggio, dall’aeroporto di Treviso e atterriamo dopo un paio d’ore all’aeroporto Berlino-Brandeburgo nel quartiere Schönefeld. Per raggiungere il centro della città prendiamo un treno, poi la metro in direzione Rosenthaler Platz, dove si trova  il nostro alloggio.

Berlino è grande, ma il centro è comodamente visitabile alternando lunghe passeggiate a piedi con l’utilizzo dei mezzi, personalmente non ho avuto necessità di fare alcun abbonamento, utilizzando la metro solo per affrontare i tratti più lunghi.

Arriviamo nel pomeriggio e la sera ci rechiamo al Katz Orange, un ristorante dall’atmosfera suggestiva, costruito sulla sede di un ex-birrificio. Un locale arredato con gusto, il cui piatto forte è la carne cotta per 12 ore a bassa temperatura. I prezzi forse sono un po’ alti, ma non eccessivi per una cena gourmet.

Murales di Anna Frank a Berlino
Murales di un elefante colorato su sfondo azzurro in un campo da calcio a Berlino

Cosa vedere a Berlino in 2 giorni

Giorno 1, mattina: visita alla cupola del palazzo del Reichstag e luoghi della memoria

Berlino è fredda d’inverno, è il 22 dicembre, mi aspetto che una capitale situata al nord sia gelida, ma la verità è che non è molto più fredda delle mattine di gennaio di un nord Italia coperto dalla nebbia. Per visitare la cupola del Palazzo del Reichstag, sede del Parlamento, ovvero del Bundestag, è necessario prenotare. Troviamo due posti per una delle prime visite della mattina alle 8.30. Pessimo errore, in quanto la vista dalla cupola, la Dome, è completamente coperta da una fitta coltre di nebbia che comincerà a diradarsi solo in tarda mattinata. La vista è ugualmente suggestiva, nonostante lo sguardo non possa spaziare sulla totalità della capitale.

Attraversiamo la porta di Brandeburgo e arriviamo al Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa, composto da un campo di 2.711 stele per commemorare le vittime della Shoah. Ci aggiriamo tra questi monumenti color grigio, imponenti, tetri, che donano un’atmosfera cupa e una sensazione di pesantezza, così come dev’essere, così come i ricordi di certi avvenimenti devono colpirci, come schiaffi, come incubi che ci svegliano di soprassalto nel cuore della notte.
Nell'angolo sud-est si ha accesso al Centro di documentazione degli ebrei morti nella Shoah, un percorso con ingresso gratuito che racconta le vicende personali e i destini di alcune vittime dell’Olocausto. 

Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa
Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa

Giorno 1, pomeriggio: mercatini di Natale, currywurst, kebap e Alexanderplatz di sera

Il mese di dicembre è il mese dei mercatini di Natale, per pranzo è d’obbligo fermarsi al mercatino di Postdamer Platz per un pranzo a base di Currywurst, uno dei piatti più tipici della tradizione.

Currywurst e altri piatti tipici in un mercatino di Natale a Postdamer Platz
Currywurst a Postdamer Platz

A pochi passi da Postdamer Platz, troviamo la mostra Topographie des Terrors (topografia del terrore) che si sviluppa nel luogo dove dal 1933 al 1945 avevano sede le centrali del terrore nazionalsocialista: la Gestapo, il comando delle SS, il servizio di sicurezza delle SE (SD) e la cancelleria del Reich. È in questo luogo che venne organizzato il genocidio degli Ebrei europei, dei Sinti e dei Rom. La mostra aperta nel 2010 ripercorre la storia di questo luogo e delle sue istituzione “del terrore”.

Prendiamo la metro e raggiungiamo la stazione Mehringdamm per provare il famosissimo Mustafa's Gemüse Kebap. Sono le 3 del pomeriggio e la fila è lunga, anche se non lunghissima. Nonostante ciò, preparatevi ad aspettare qualche ora prima di essere serviti. Le mie aspettative, lo ammetto, erano alte, anzi, altissime, e non sono state deluse, nonostante un principio di congelamento alle estremità del corpo. Cala il sole e il freddo comincia a farsi sentire sempre di più, ma dopo aver atteso così a lungo, rinunciare sembrerebbe una sconfitta dal sapore troppo amaro. Il kebab, per fortuna, è davvero delizioso, il pane, la carne e le verdure creano un misto di sapori davvero eccezionale. Se tornassi indietro, non so se aspetterei in piedi al freddo per 3 ore, ma in quel momento sembrava una di quelle avventure un po’ sciocche da portare a casa come souvenir.

Dopocena ci dirigiamo verso Alexander Platz illuminata dalle luci natalizie, una pista di pattinaggio sul ghiaccio nel centro, le tipiche casette di legno che servono birra e vin brûlé. La serata è fredda, ma abbiamo di che scaldarci.

Mustafa's Gemüse Kebap
Mustafa's Gemüse Kebap
Torre della televisione ad Alexander Platz
Torre della televisione ad Alexander Platz

Giorno 2: East Side Gallery, DDR Museum e cena orientale

Colazione da Zeit für Brot, una catena tedesca di panifici che servono un pain au chocolat formidabile per poi balzare sulla metro alla volta della Stazione di Warschauer Straße da cui comincia la East Side Gallery, la più estesa galleria d'arte all’aperto, sorta sui resti del muro di Berlino. Tra i graffiti più famosi troviamo il famosissimo bacio The Mortal Kiss, di Dmitri Vrubel, a testimonianza di quello reale dato da Leonid Brežnev al Presidente della Germania dell’Est Erich Honecker.

East Side Gallery
East Side Gallery

Per pranzo decidiamo di fermarci in un altro mercatino, il Gendamenmarkt e nel pomeriggio visitiamo il DDR museum, un museo interattivo su com’era la vita di tutti i giorni nella Repubblica Democratica Tedesca: troverete una ricostruzione di una scuola, di un supermercato con i relativi prodotti dall’aria così sovietica, informazioni sullo sport e la vita ricreativa, una ricostruzione delle stanze all'interno delle case, vite di persone comuni in un'epoca storica, in un'ambiente che sembra così lontano dal nostro stile di vita, eppure non è poi così lontano nel tempo. A mio parere un’esperienza davvero particolare e interessantissima, consigliata anche a chi non ama particolarmente i musei.

Sono sempre stata affascinata dall’Est Europa. Al momento di decidere la facoltà universitaria, ero quasi tentata di optare per lo studio del russo. Ho scelto di studiare cinese, di spingermi ancora più a est, ma la fascinazione per le terre dell’ex Unione Sovietica non mi ha mai lasciata. Sperimentarne la vita, anche se dalla protezione e limitatezza di un museo, mi ha lasciato la curiosità di volermi spingere in territori ancora legati a una tradizione lontana dalle nostre menti, ma non così lontana nel tempo.

Dopo due giornate all’insegna dei currywurst, la cena decidiamo di provare Umami, locale di cucina indocinese, arredato squisitamente, dall’atmosfera calda e informale.

Ristorante Umami dall'esterno
Cucina indocinese del Ristorante Umami

Avrei voluto provare un locale di cucina giapponese, Cocolo Ramen, che dall’aspetto sembrava una tipica ikazaya giapponese. Purtroppo, essendo a ridosso delle vacanze natalizie, il ristorante avrebbe chiuso l’indomani e avevamo già prenotato il lavoro al Katz Orange. Sarà per la prossima volta.

Di Berlino mi rimane la sensazione di aver vissuto in una tipica metropoli occidentale e internazionale, non ho la sensazione di aver visitato la Germania, quella dei paesini fiabeschi, dai cibi tipici e la lingua aspra e cruda. Questa città mi ha lasciato un retrogusto di speranza e di possibilità, di visione del futuro, è una città dove penso potrei vivere sentendomi a casa.

Non ci resta che dire Auf Wiedersehen, a presto!


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Elisabetta Marini

SMM and Content Creator, part-time mermaid, hopeless writer
Lover of whales, anatomical hearts and Sylvia Plath
Based in Italy

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