Ma è già autunno?

FROM SEPTEMBER 2014

L'autunno lo si riconosce dal profumo. L'aria fredda che sa di nuovo. Colori caldi che tutti insieme non ti entrano negli occhi. Profumo di libri appena stampati, di penne, di evidenziatori, di scuola, di inizio. Adoravo l'autunno. Adoravo l'inizio.

Adoravo la possibilità di ricominciare. Di ripartire da zero. Ogni anno.

È autunno. È ora di ricominciare.

Le persone credono di proteggerti tenendoti sotto ad una campana di vetro. Seduta, composta, a soffocare nella stessa aria che respiri. Oh, Sylvia, tu lo hai detto così bene. Poi un giorno decidi di uscire, ti dibatti, pesti i pugni contro i vetri. Ti ferisci a sangue, e non hai nemmeno più la pelle a proteggerti. Ridono di te che ti dibatti come una farfalla tenuta in pugno, come un lepidottero in un barattolo di vetro. Ti respirano in bocca aria non tua, quando ciò di cui hai bisogno è aria nuova, aria fresca che ti faccia cicatrizzare più in fretta.

Labbra crespe, occhi tumefatti, capelli in disordine, il cuore in gola pronto a scappare alla minima distrazione. Vestiti troppo larghi, sciarpe invernali a coprire il viso. Fa caldo. Fa freddo. Ho male. Non so dove. Chiudo gli occhi. Ma è già autunno?

È già autunno. Tempo di ricominciare. Me lo dice la pelle, che non ho più. Me lo dicono gli occhi, stanchi anzitempo. Me lo dice il cuore che è stanco di battersi per le cose sbagliate.

È tempo di fare le valigie e cambiare barattolo. È tempo di inscatolare quelle quattro pezze di vita rimastami e travasare il tutto in una nuova vita. L'ennesima valigia. L'ennesimo tentativo.

Ricomincerò, di nuovo. Ma questa volta senza voltarmi indietro. Questa volta le cose che mi lascio alle spalle non saranno i miei sassolini nelle scarpe perché questa volta camminerò scalza.

È autunno. Lo sento nelle ossa. Ma è davvero già autunno? Guardo fuori dalla finestra, il sole tiepido, timido, le foglie che rinunciano ad aggrapparsi ai rami di un'estate che non c'è davvero stata. E anch'io tiepida, timida, mi affaccio e mi lascio cadere. Mi lascio andare. C'è davvero una differenza tra il cadere e il lasciarsi andare?

Lo chiederò alle foglie.

C'è un'aria di vetro che mi entra negli occhi, in bocca mentre cerco di protestare "ma è già autunno?", nelle ossa mentre mi stringo nelle spalle.

Rileggo. Parole buttate di getto, come se non volessi più saperne di tenermele dentro. Come se scrivendole su carta potessi cancellarle dalla pelle. Ma le parole rimangono, l'aria di vetro passa attraverso la pelle. Ma non ho neanche più pelle.

Esco, vado a parlare con le foglie. Mi spiegheranno perché è già autunno.


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Elisabetta Marini

SMM and Content Creator, part-time mermaid, hopeless writer
Lover of whales, anatomical hearts and Sylvia Plath
Based in Italy

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